Ritorno alla “cultura del progetto” nel design di prodotto

Pubblicato il 15 marzo 2017 da Fabio
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Parliamo della nascita e dello sviluppo del progetto di un prodotto con deZign Studio.

Come nasce DeZign Studio? Che attività principali svolge?

Il deZign Studio nasce nel 2000 a Pescara dall’incontro tra due appassionati di progettazione, cioè io ed il mio fraterno amico Fabio Contillo (oggi designer presso una delle più importanti aziende produttrici di camper).
Nasce con l’idea e la voglia di tornare a parlare di progetto in quanto elemento culturale per una società e lo fa in una fase di disorientamento rispetto al ruolo del designer nelle aziende. Abbiamo iniziato molto presto, sempre mostrandoci pronti a confrontarci con diversi settori della progettazione, consci del fatto che il designer è un progettista la cui formazione gli permette di confrontarsi con tutti questi settori.
Abbiamo sempre avuto in mente un’immagine poliedrica del designer, in quanto crediamo molto nella strutturazione di reti di pensiero progettuali e, in queste reti, abbiamo sempre inserito persone le cui conoscenze riguardassero i campi in cui stavamo lavorando di volta in volta.
Oggi il deZign Studio continua ad avere il suo carattere poliedrico e si confronta con la progettazione di prodotti industriali e artigianali, mantenendo la stessa attenzione e cura in tutti i settori. Ci occupiamo anche di Interior Design e di sviluppo prodotti dando supporto ad aziende ed altri progettisti.

progetto

DeZign Studio concepisce il design come “cultura del progetto”. Cosa vuol dire?

Il design per troppo tempo è stato confuso e travisato nel suo significato, fino a generare un enorme fraintendimento rispetto al suo ruolo nella società. Per questo motivo abbiamo voluto riappropriarci di un ruolo importantissimo che il design aveva e ora non ha più, ossia essere un elemento culturale.

Mi piace citare, quando parlo di queste cose, Italo Calvino che ne “Le Cosmicomiche” dice: ”Questo non toglie che la conchiglia fosse soprattutto conchiglia, con la sua forma particolare, che non poteva essere diversa perché era proprio la forma che gli avevo dato, cioè l’unica che io sapessi e volessi darle. Avendo la conchiglia una forma, anche la forma del mondo era cambiata, nel senso che adesso comprendeva la forma del mondo com’era senza la conchiglia più la forma della conchiglia.”
Questa “forma del mondo” cambia ogni volta che si progetta qualcosa di nuovo, perché varia la cultura del mondo stesso una volta che un oggetto o un progetto si confronta con la realtà delle cose già esistenti.
Tutti i progetti sono testi culturali e, in quanto tali, rappresentano la società in cui si sono sviluppati: ne raccontano la tecnologia, lo stile, i valori.

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del nuovo millennio, il design era stato relegato ad avere il ruolo di stupire le persone, a fare cose “strane”, ma, per fortuna, da un po’ di anni si sta tornando ad una idea della progettazione più vicina all’utente ed alla società in cui viviamo.
Mi piace pensare che un giorno, nel futuro, guardando i nostri prodotti si possa capire quali erano i concetti che avevano alle spalle e da questi si possa desumere il tipo di vita che si faceva, i conflitti che si vivevano e come abbiamo provato a risolverli.
Affinché tutto questo possa accadere bisogna recuperare la “cultura del progetto” e, cioè, non pensare alla progettazione come un semplice divertimento o vezzo creativo, quanto ad una attenta analisi ed elaborazione di tanti fattori che portano allo sviluppo di un determinato concept, fino alla progettazione di un nuovo oggetto/prodotto.
Il progettista, dal mio punto di vista, è un accumulatore di informazioni che ha il successivo ruolo di rielaborarle allo scopo di risolvere una questione attraverso la progettazione. Non è un ruolo facile.

Che differenza c’è tra product design e product development?

Lavorando con le aziende si incontrano spesso queste due definizioni. Partiamo dalle parole che le formano: design significa progetto e l’atto del progettare prevede una fase, anteriore alla formalizzazione dell’oggetto, che è una fase di “proiezione” in avanti di un’idea; lo sviluppo di un prodotto (development), invece, prevede solo lo sviluppo formale di un progetto.

Per essere più chiari il product design si occupa prima di tutto della definizione di un concept innovativo (che abbia un senso rispetto alle richieste dell’azienda, degli utenti e, soprattutto, risolva delle questioni aperte) per poi sviluppare formalmente il progetto dell’oggetto/prodotto.

Nel product development la parte di prefigurazione concettuale è già stata sviluppata dall’azienda o da altri progettisti e quello che resta da fare (e non è affatto poco!) è lo sviluppo formale dell’oggetto/prodotto.

Cos’è il concept?

Il concept è, dal nostro punto di vista, elemento fondamentale per una progettazione corretta. Abbiamo sempre combattuto contro l’identificazione del design nel mero stilismo, per questo ci proponiamo, nella prima fase progettuale, di identificare un concetto che tralasci la forma e l’estetica del prodotto. Questo è il concept: una sorta di carta d’identità del prodotto, un metaprogetto, una concettualizzazione non formale del prodotto.
Il perché di questa scelta è chiaro: lo stile può essere criticabile ed è giusto che lo sia, ma quando il concetto funziona il progetto sarà di certo interessante e scaturirà tante altre idee.
Quest’ultima affermazione mi permette di aprire una breve parentesi sulla necessità di progetti “aperti”. Con questa definizione intendiamo progetti che si basano su concept capaci di stimolare molti ragionamenti e dal quale possano scaturire diversi progetti.

Come avviene il processo di realizzazione di un prodotto? Come gestite i rapporti con le aziende committenti?

Prima di tutto c’è da fare una distinzione tra un prodotto realizzato in miniserie con la nostra firma e prodotti progettati per le aziende. Entrambi hanno in comune il punto di partenza, cioè l’identificazione di un bisogno. Quello che cambia è il “campo di azione” che si ha a disposizione.

Nel caso di prodotti realizzati a nostra firma, quindi con aziende artigiane e locali (la “glocalizzazione” è uno dei nostri temi principali di ricerca), quello cui facciamo maggiore attenzione è la possibilità di sensibilizzare i fruitori dei nostri prodotti a temi e poetiche che riteniamo importanti per la società (sostenibilità, cultura locale, uso consapevole dei prodotti, ecc.) e dal concetto che ne scaturisce gestiamo lo sviluppo del prodotto, affinché siano coinvolte aziende ed artigiani in qualche modo meritevoli di attenzione. Usiamo prodotti quanto più sostenibili possibile e coinvolgiamo nella progettazione le figure che possono essere interessate allo sviluppo del progetto.

Nel caso di collaborazioni con le aziende, queste ci forniscono temi di progettazione e ambiti di ricerca già definiti dagli uffici preposti. All’interno di questo schema andiamo a lavorare con un’ottica creativa e innovativa rispetto a quello che l’azienda, già internamente, potrebbe sviluppare. Diciamo che le aziende definiscono un campo di azione che, quando lavoriamo con la nostra firma, non ci poniamo. Ma questo non limita la nostra volontà di sensibilizzare i fruitori e cerchiamo sempre di inserire qualche spunto di ragionamento in tutti i prodotti.

Le relazioni con le aziende committenti sono sempre diverse, naturalmente, quello che non cambia è la nostra attenzione alle loro richieste e possibilità. Quello che cerchiamo di fare, di volta in volta in maniera sempre un po’ differente, è entrare in contatto con tutti i settori aziendali coinvolti nel progetto e coinvolgerli, a nostra volta, nella progettazione. Per dirla in maniera più chiara: non amiamo i progetti che non si curano della realtà aziendale e tendono a stravolgerla; amiamo collaborare in maniera sinergica con le aziende e, con loro, strutturare una ricerca ed un progetto che usi al meglio le loro caratteristiche intrinseche, solo così, crediamo si sviluppa un rapporto di reciproca fiducia e rispetto tra le parti.

C’è un vostro progetto che esprime al massimo la filosofia di deZign Studio?

Scegliere un progetto è sempre difficile, un po’ come chiedere ad un genitore qual è il figlio preferito. Di certo quelli a cui sono più legato sono quelli che portano il nostro marchio e che hanno quindi concetti liberi dalle necessità aziendali e più legati a ricerche sociali e culturali, che hanno segnato i 17 anni di vita del deZign Studio.
Tra questi potrei citare l’ormai datata Wall Chair (sedia che diventa quadro e viceversa), nata dall’esigenza di spazio nelle case sempre più piccole, ha poi inglobato, nel suo percorso, l’arte contemporanea che trova così un modo per essere acquistata e mostrata senza troppi problemi.
O potrei citare uno degli ultimi progetti: Fe+Z. Nasce da una collaborazione con il Maestro forgiatore Georg Reinking ed ha l’obiettivo di indagare la plasticità del materiale ferroso dandogli funzioni di uso comune ma con una poetica elegante e minimale.
Quello che mi sento di dire è quanto io sia felice del fatto che i nostri progetti e prodotti sono sempre rimasti coerenti con la mission che ci siamo dati. La coerenza progettuale e la capacità di cambiare punto di vista credo si leggano perfettamente in ciascuno dei nostri progetti.

Ringraziamo Angelo Bucci per la gentile intervista. Vi ricordiamo che potete trovare maggiori informazioni sul sito di deZign Studio.

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