La bellezza delle cose espressa con la fotografia

Pubblicato il 7 novembre 2016 da Matteo
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La fotografia è il mezzo per esprimere la bellezza racchiusa in ogni cosa. Questo è il pensiero della fotografa Eliana Paglione e ce lo racconta in questa intervista.

bellezza

Quali sono gli stili di fotografia che più ti appassionano?

Io reputo che la fotografia rappresenti la propria scelta di “stile” e che attraverso di essa si possa bloccare un messaggio, che sia nascosto in un volto, nella natura, nella moda, nello sport, in un matrimonio e persino nel cibo. Pertanto non ho uno stile che più mi appassiona; mi appassiona la fotografia e l’ho scelta per mandare un messaggio: la bellezza racchiusa in ogni cosa. Anche nella fotografia di reportarge, il fotografo vuole rappresentare la potenza della vita (la sua bellezza) che resiste alle nefandezze e all’idiozia del genere umano.

Ultimamente ho utilizzato la fotografia per lavoro nello sport, nella musica e nel ritratto, persino in laboratori per il benessere e la scoperta di sé. Per passione, la natura rimane sempre il messaggio che prediligo.

In che cosa si differenziano l’uno dall’altro? 

La fotografia è una, gli strumenti per mandare un messaggio sono tanti. Come differenziamo l’uso di questi strumenti dipende da cosa vogliamo fotografare. Nello sport è sicuramente necessario l’uso di obiettivi performanti che diano la possibilità al fotografo di rappresentare l’azione sportiva nella sua autenticità e bellezza. Tuttavia il corredo fotografico non è che la base: ciò che è importante è documentarsi per bene sullo sport che si sta andando a fotografare (questo anche nella fotografia di scena), per immortalare l’atleta nel momento perfetto della sua azione sportiva, ed essa deve essere conosciuta nel dettaglio. Ciò fa di un fotografo un professionista. Egli esalta la realtà facendo attenzione anche al contesto che è parte integrante dell’evento e del momento.
Così nella fotografia musicale: è necessario studiare prima le posizioni usuali del gruppo e scegliere il posto migliore (facendosi spazio tra tanti) per cogliere l’emozione del momento. La fotografia non è semplice documentazione di un evento; è scoperta, è ricerca; è la possibilità di fermare tre forti emozioni: quella che vuole trasmettere chi è sul palco, quella che trasmette il pubblico e soprattutto quella che sente l’autore della fotografia nella magica unione di luci e ombre.  Potrei continuare così per tutti gli “stili” ma finirei per scrivere un trattato.

Qual è in assoluto il tuo genere preferito e per quale motivo?

Prediligo molto il ritratto. Amo cogliere e fermare determinate emozioni che lo stesso soggetto non riesce a percepire nel momento in cui viene fotografato ma che coglie quando si rivede: questa è la magia della fotografia. E’ l’empatia che si manifesta e si espande come cerchi concentrici nell’acqua. La fotografia è la cassa di risonanza di una emozione (come l’arte in genere) che si rigenera in ogni spettatore, secondo quello che egli vuol vederci. Essa non è mai finzione, anche quando è costruita “ad hoc”. Una delle autrici che più preferisco è Diane Arbus: la fotografa dei “freaks”. Attraverso i suoi ritratti si faceva “incontro”. Era lei che andava verso l’ “orrore” della società e ne tirava fuori la “bellezza”. Ecco, per me la fotografia di ritratto è cogliere la bellezza in ognuno soprattutto nelle emozioni provate che spesso nascondiamo per paura che possiamo esserne feriti.

Ci racconti di un’esperienza lavorativa che hai particolarmente a cuore? 

Nel 2014 venni chiamata a fotografare i Mondiali di Pallavolo Femminile a Roma. Fu per me un onore e un’ esperienza unica che mi ha fatto crescere sia professionalmente che personalmente. Ringrazio ancora “Federvolley” e “Overtheblock”. Non è stato per niente facile fotografare le azioni veloci della pallavolo e rendere giustizia ad ogni atleta, sebbene le luci fossero perfette e l’attrezzatura molto performante. Anche in quel momento mi sono soffermata molto sui volti, sulle relazioni, sull’intimità di una squadra quando condivide un obiettivo e un punto tanto sudato. Ho voluto immortalare le espressioni e soprattutto le emozioni che sfuggivano ogni tanto alla concentrazione necessaria per vincere la partita. Il mio obiettivo era di immortalare la donna dietro all’atleta e l’atleta con la sua forza di donna.

Quali sono la fotocamera e l’obiettivo che porteresti su un’isola deserta e perchè?

Credo che porterei la mia fotocamera: la 5 markIII (anche se forse ora opterei per la markIV). Ha una potenza incredibile con il suo sensore a pieno formato DIGIC 5+ a 23 megapixel. Ha una resa nei colori che cercavo da tempo in una Canon e soprattutto la nitidezza delle immagini anche con obiettivi poco performanti. Unico neo è che non è molto adatta per fotografare lo sport…ma d’altronde in un’ isola deserta penso che non ne avrei bisogno.

L’obiettivo che porterei in un’isola deserta? Posso portarne due? Un EF 100mm f/2.8L Macro IS USM Canon per immortalare esseri strani che popolano quest’isola (che poi tanto deserta non è!) e un grandangolo per fare spazio alla creatività .

Ringraziamo Eliana (www.elianapaglione.com) per aver condiviso con noi la sua esperienza e il suo pensiero!

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